Lettera Aperta
30th Novembre 2008
Sono un’amante della traina da tanti anni e non ostante una lunga pratica di questa mia passione non smetto mai di amarla e di stupirmi ed emozionarmi ogni volta; ogni uscita in mare è un viaggio, nella memoria delle esperienze passate e nel futuro delle aspettative . Ogni pesce è una storia unica e irripetibile, un avventura che tiene in sospeso la mia anima e mi blocca il respiro…forse sarò troppo romantico e correrò il rischio di far sorridere qualcuno , ma poco importa se queste sono le mie sensazioni spontanee e sincere.
Amo e rispetto il mare da quando ho memoria di me e da quando mio padre comprò una piccola barca in legno..un minuscolo guscio di noce in cui vissi le prime avventure che segnarono la mia vita, facendo diventare il mare il punto di riferimento della mia esistenza.
Leggo tutte le riviste del settore , belle e meno, con pari interesse perché ritengo che ci sia sempre da imparare, ma un posto speciale nel mio cuore è riservato a Pesca in Mare ; l’iniziativa di Io pesco Così che voi sostenete e alla quale dedicate spazio è tra le tante iniziative che ho apprezzato di più, forse perché vanto una lunga amicizia con chi l’ ha ideata e voluta fortemente al quale va tutto il mio ringraziamento e la mia stima per l’impegno e anche il coraggio di dire sempre quello che pensa. E da qui che prendo spunto per scrivere una “lettera aperta” a chi la vuol leggere e a chi vuole condividere la mia indignazione. Anche io sono un frequentatore assiduo dell’Argentario dove vado a pesca da molti anni , con un piccolo gommone che metto in acqua ogni volta ,ora da Porto Ercole ora da S. Stefano a seconda delle condizioni del mare. Così vivo le mie giornate di pesca, per lo più in solitaria, alla ricerca dei pesci che la stagione e la fortuna mi concedono, da sempre attento a non eccedere mai, a volte contento se il combattimento si risolve a favore dei pesci ; (la bandiera di IO PESCO COSI’ è da sempre al vento) ma purtroppo da qualche anno sono costretto ad assistere a vere e proprie operazioni di pesca intensiva da parte di molti pescatori, che si ritengono sportivi, con prelievi di pesce fuori da ogni ragionevole giustificazione.
La mia natura schiva e poco amante della pubblicità mia fa essere spesso osservatore non visto dei rientri in banchina e della presenza a volte quotidiana e metodica sempre delle stesse barche sempre sulle stesse poste. Non sono rari episodi di vere e proprie mattanze di dentici sorpresi durante la frega e sterminati, per poi finire chissà su quale banco del pesce. E che dire delle ricciole prese a 3 per volta da chi , sicuramente capace e caparbio,( e senza avere altro da fare) non si accontenta di una sola emozione ma deve protrarre il brivido oltre la legge e il buon senso , per poi girare per il paese cercando a chi venderle ? E ciò che è peggio è che gli autori di queste penose e indegne avventure qualche volta compaiono con i loro bei faccioni proprio tra le pagine anche di questa rivista, apparendo agli occhi dei lettori straordinari pescatori piuttosto che tristi eroi di misere avventure di pesca illegale.
Non è nelle mie intenzioni intimidire nessuno, ma semplicemente esternare il mio rammarico per atteggiamenti miopi e strafottenti di tutto e di tutti. Attualmente neanche il parco di Giannutri è più un limite per questi signori che grazie a improbabili e fittizi contratti di affitto di compiacenti proprietari ottengono, da una disattenta amministrazione, permessi di pesca per compiere le loro scorribande all’interno delle aree protette e proibite ai comuni mortali .
La pesca è ben altro, ma così facendo basteranno le bravate di pochi , un giorno, per far si che il bel gioco finisca per tutti.
Nelle nostre acque la presenza delle forze dell’ordine è consistente ma il controllo sulla pesca sportiva è pressoché inesistente; ogni fermo si conclude con un mero controllo dei documenti o sulle distanze da terra in estate ….
Sono arrabbiato e vorrei poter fare qualcosa di più.. e conto che questa esternazione possa trovare un giusto riscontro.
Grazie per l’attenzione che mi vorrete riservare.
Antonio Gervasi
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