Riflessioni di luglio
7th Luglio 2008
E’ con piacere ed intensa emozione che ci accingiamo a proporre le prime riflessioni che spero daranno vita al nostro blog, che esordisce pubblicamente in questi giorni; giorni in cui finalmente l’estate ha fatto la sua comparsa dando modo alla pesca sognata e parlata di essere finalmente sostituita da quella vera, fatta di mare ed emozioni. Poi arriveranno per tutti le meritate vacanze, dove ognuno di noi darà libero sfogo alla propria profonda e indomabile passione. Un momento tanto desiderato quanto fuggevole dove tutto, purtroppo, si consumerà velocemente e dove ci confronteremo anche con norme e ordinanze ,prettamente estive, che porranno qualche limitazione in più all’attività alieutica, tanto dalla spiaggia che dalla barca: un consiglio per tutti ,quindi, è quello di documentarsi , presso i locali presidi della Capitaneria di Porto e/o Delegazione di spiaggia, su quelle che sono le regole previste.
Regole per tutti ?
Abbiamo sentito in questi giorni che Ministero delle Infrastrutture e Capitanerie di Porto hanno siglato un nuovo documento per la stagione balneare mirato ad una maggiore sicurezza dei bagnanti, dei sub e quant’altro, tramite una più accurata e presente attività di controllo delle autorità marittime. E fin qui tutto bene, anzi ci sembra un atto dovuto per evitare una volta per tutte il ripetersi della serie di tristi notizie sui vari incidenti in mare, che tutte le estati invade la cronaca dei quotidiani. Ma chissà se questo sforzo di controllo non avrà ricadute negative anche sulla pesca e se verremo fatti oggetto di “attenzioni” particolarmente attente ….Ci viene spontanea una riflessione, appunto, sull’indotto economico che la pesca in genere mette in movimento e se una volta tanto non valga bene la pena di proteggere anche questo, oltre alla sacrosanta salute e sicurezza di tutti….nessuno di noi si è mai presa la briga di fare i conti di quanto costi al kg, o meglio al grammo il nostro pesce ( quando e se lo prendiamo) : neanche il più costoso dei caviali o dei tartufi regge il confronto. Solo una smodata passione può giustificare tanto impegno economico, rendendoci capaci di sopportare quelle che a volte sono delle vere e proprie angherie; non ci riferiamo ai controlli in mare, ma tutto quello che ruota intorno alla attività nautica; dalla penosa situazione dei posti barca a quella degli scivoli ai divieti di pesca, ai parchi e chi più ne ha più ne metta.
Un grido di aiuto
A tal proposito ci sembra un atto dovuto pubblicare una comunicazione di denuncia che ci inviano degli amici di Genova titolari del negozio Fishing Megastore e che ci sembra concreto spunto di riflessione.
Eccone il testo integrale.

A TUTTI I PESCATORI………frustrati
Cari Amici,
come ormai tutti sappiamo bene, la nostra passione è stata fortemente minata da una gestione a dir poco catastrofica di tutto quello che è materia di pesca dilettantistica. Siamo criminali, sotto la continua minaccia di sequestri, multe, verbali o se tutto và bene, intimati allo sgombero ogni qual volta le nostre “armi” vengono estratte …….praticamente ovunque.
Divieto di pesca nelle acque portuali, nelle zone balneari ( fino alle 20:00 ) dalle dighe se non muniti di permesso ( che comunque non è concesso a tutti anzi, addirittura non si sa neppure a quanti venga concesso……). Qualcuno di recente ha detto “restituiamo la città ed il porto ai genovesi”( chissà perchè certe esclamazioni nascano solo in campagna elettorale……), ma forse noi non siamo nemmeno cittadini, solo ospiti pericolosi ed indesiderati.
Essere a contatto con la natura, liberi di vivere uno sport basato più sui principi che sui risultati, possibile a tutti senza restrizioni di età o condizione, volto a preservare più che a distruggere, è troppo per una città che lamenta costi di strutture pubbliche tra i più alti ed uno sviluppo dei più bassi . In questo contesto la parola passione perde in se ogni significato per trasformarsi in puro e semplice disinteresse amministrativo per una categoria che a livello contributivo non esiste.
Ma forse c’è una svolta……..
Dopo almeno un decennio di dimenticatoio, è tornato a gran voce ed in splendida forma il permesso di accesso in diga per i pescatori,al costo semplicemente eccezionale, di 20,00 Euro oltre ad un bollo di 14,62 Euro per chi lo richiede . Come già detto non si sa quanti lo potranno avere……..( forse a breve esisterà un mercato nero dei permessi di accessi alla diga, oltre ad una compagnia navale di scafisti che sotto compenso smisurato porterà chiunque sopra l’agognato muro ….., ricordare di presentarsi all’imbarco in abbigliamento mimetico, e con un peso bagagli non superiore a 10Kg altrimenti incapperete in un costo mostruoso per il peso in eccedenza).
Questo rientro, testimonia che a qualcuno interessa il nostro vile e sporco denaro….
Vediamo allora di valutare come possiamo essere interessanti sotto altri punti di vista per questa città:
prima di tutto siamo contribuenti….poi siamo elettori…..ma soprattutto …………..
…..siamo tanti (anche se ancora non sappiamo esattamente quanti )!!!!!!!!!!!
Proviamo allora a pensare come diventare una realtà unica, dove ognuno di noi si possa riconoscere e rifugiare per ottenere il proprio riconoscimento sociale e morale quale pescatore sportivo con ogni diritto di svolgere la propria attività liberamente e comunque nel rispetto delle strutture.
I passi per cominciare sono pochi e ,primo tra tutti, quello di raccogliere le firme di tutti coloro che condividono questa passione, dopodichè troviamo il modo di comunicare ed incontrarci e cominciamo a proporci come un gruppo compatto di fronte alle istituzioni richiedendo un nostro giusto riconoscimento.
A questo punto potremo sapere quale può essere la nostra forza e tentare di cambiare qualcosa in queste norme che più che restrittive sembrano una vera e propria condanna ad una lenta estinzione della razza.
Quello che vogliamo ottenere sono spazi dove poter svolgere il nostro sport senza doverci nascondere , aree portuali non operative ( questo già succede in altre città quali Livorno ),
moli cittadini anche se contenuti nelle strutture balneari ma non dedicate alla balneazione e più in generale essere accettati in quegli ambiti dove non costituiamo né danno né-ostruzione.
Già oggi è possibile in altre realtà accedere alle banchine portuali non operative e controllate rilasciando le generalità di colui che entra ( avviene anche da noi nel VTE di voltri per l’accesso a quello che resta del “Pennello” previo un versamento al comune della cittadina di pochi Euro) , tante scogliere del nostro litorale non sono propriamente comode per stendere asciugamani ma allo stesso modo sulla passeggiata di Nervi o dai giardini di Quinto più volte i Vigili Urbani hanno allontanato anziani pericolosi ed in atteggiamento decisamente sospetto ( ahimé le vittime sono spesso i pensionati visto che solo loro e pochi eletti hanno tempo da dedicare alla pesca). O quante volte guardiani giurati sentenziavano che le banchine sono “PERICOLOSE” , come se sulle stesse non si svolgessero quotidianamente attività lavorative delle più disparate ( però effettivamente, pensandoci bene stare seduti per ore, sul bordo di una banchina, a guardare canne immobili ,può favorire la sonnolenza e di conseguenza le cadute in mare ………………..).
Fermiamoci a pensare un attimo,forse non è possibile cambiare un pochino le cose?
Non lo so,ma se anche voi siete d’accordo tentiamo.
Questa lettera è solo uno spunto, la pura esternazione di un pensiero personale che però credo, cominci ad essere comune a molti.
Che dire ? Ogni commento è..dovuto e lo aspettiamo con ansia ! E se da una parte i problemi sono per i cannisti da terra, altrove sono altrettanto gravi per quelli dalla barca…
Sorge spontanea una domanda ( è proprio il caso di dirlo) : non sarà arrivato il momento di serrare i ranghi e fare quadrato ?
U. Simonelli
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